Specialità all’olio di oliva a Pescoluse

Il ritorno al prodotto tipico in Puglia è un dato importante che segnala la crescente attenzione all’ambiente e alla filiera produttiva.  Oltre ai mercati dei produttori diretti, un’ulteriore opportunità per entrare in contatto con prodotti d’eccellenza è rappresentata dalle innumerevoli sagre sparse sul territorio salentino, a cominciare dalla tarda primavera: ad Aprile cominciano le feste di piazza, a base di specialità enogastronomiche, in cui l’olio di oliva del Salento è il gran protagonista .

Sempre  molti più giovani scelgono Pescoluse come meta delle loro vacanze estive, ma oggi si osserva la tendenza a viaggiare in bassa stagione, sia per le famiglie che per la terza età: e così un week end coincide con la possibilità di realizzare i sogni e i progetti pianificati da una vita, una possibilità per ampliare le proprie amicizie e un modo per accrescere la conoscenza. E’ necessario pertanto un nuovo approccio, per sfruttare appieno le nuove potenzialità offerte dalla Primavera a Pescoluse.

I numerosi locali della cittadina delle Maldive del Salento, offrono opportunità eccellenti perché ogni produttore cerca di offrire il meglio: i prodotti sono freschissimi e non di rado si possono gustare preparazioni succulenti di quanto proposto, fatte dalle mani sapienti delle signore dei focolai, vere e proprie depositarie del sapere dell’ingrediente segreto e tradizioni da assaporare. Occasione ghiotta, non solo per potersi gustare prelibatezze di stagione ma anche per ricevere consigli e porre domande, incontrare la passione umana che sta dietro a prodotti di nicchia che non arrivano a conoscere una distribuzione nazionale. Sono sempre di più anche gli albergatori che per la propria cucina scelgono di offrire menù a base di prodotti locali e di stagione ottenendo ottimi riscontri.

Tantissime le ricette a base di olio di oliva in Salento, a cominciare dalle Zucchine alla poverella preparate con zucchine piccole, cipolla, un ciuffetto di prezzemolo, sale, olio di oliva: questo piatto può essere un valido secondo oppure un contorno e viene spesso servito su fette di pane leggermente tostato come un piacevole antipasto.

Famosi anche i panini all’olio d’oliva, a cui in alcuni posti di Pescoluse vengono aggiunti all’impasto olive, semi o erbette varie.Il segreto sta nel farli lievitare una prima volta  poi adagiarli in una teglia leggermente oliata con olio di oliva e metterli nuovamente a lievitare nel forno tiepido fin quando non raddoppiano. Poi si tolgono i panini dal forno e si spennellano con del latte. Infine si riscalda il forno a 200 gradi centigradi e quando è ben caldo si infornano i panini per circa 20 minuti: una vera prelibatezza del Salento.

A Pescoluse son famosi anche i Troccoli con salsiccia e funghi cardoncelli in cui nell’olio di oliva si fa rosolare la salsiccia fresca sbriciolata e i funghi cardoncelli, precedentemente tagliati a fettine; con la fiamma al massimo, si versa un buon vino bianco salentino e si lascia sfumare. Si aggiungono i troccoli precedentemente lessati in abbondante acqua salata e si rimesta sino all’ assorbimento del sughetto.

Il Risotto alla crema di carciofi in brodo vegetale fatto con carciofi soffritti in olio di oliva, e poi frullati, a cui viene aggiunto un bicchiere di vino bianco: sarà perfetto come primo piatto a Pescoluse, servito rigorosamente in piatti piani, con sopra dei  coriandoli di speck croccante.

Per chi ama una cenetta leggera e veloce, la Caponata di Pomodori con le classiche freselle salentine immerse un poco in acqua e condite con sale, origano, basilico, aglio e olio d’oliva, sarà l’ideale; è uso farla insaporire per qualche ora prima di mangiarla. La caponata può essere arricchita a piacere con tonno in olio di oliva, olive, acciughe, uova sode ed altro.

Frequentare i locali,  le feste e le sagre del Salento, è anche un ottimo modo per entrare in contatto con la realtà e la cultura locale, con la specificità del territorio e rendersi conto dell’infinita ricchezza offerta dalle diversità non solo in termini di cucina. Il cibo rappresenta anche un importante fattore economico per lo sviluppo del territorio salentino, del settore agricolo e dell’artigianato artistico. Pescoluse offre anche eleganti e forniti negozi per ogni esigenza, locali di divertimento e svago per il tempo libero: disco Bar, cinema, teatro, ristoranti, sale da ballo, pizzerie, pasticcerie.

Vacanze per la terza età: il Santuario di Santa Maria di Leuca

Negli ultimi decenni il mercato verso il Salento delle vacanze della terza età, risulta tra i più interessanti e continua a segnalare un trend in forte sviluppo, soprattutto alla volta di Santa Maria di Leuca. Nonostante il fenomeno del turismo di questa fascia d’età, resti tra i meno conosciuti sia in termini quantitativi che qualitativi, Santa Maria di Leuca è una località che in primavera richiama sempre un gran numero di turisti. Oggi è una cittadina appartenente al Comune di Castrigano del Capo, mentre in passato era divisa tra il comune di Gagliano del Capo, per la parte ove sorge il Santuario di Santa Maria de Finibus Terrae, e il Comune di Castrignano del Capo, per la parte compresa tra punta Ristola e Punta Meliso. Per quanto concerne il territorio, bisogna precisare che per Santa Maria di Leuca si intende solo la zona situata sul promontorio ove si trovano la Basilica ed il faro, mentre la Marina di Leuca si estende nella parte bassa e ricomprende la zona tra punta Meliso e punta Ristola.  

Nella consapevolezza che si sta fortunatamente affermando un nuovo concetto di terza età, che contrasta il vecchio stereotipo dell’anziano debole, indifeso e inattivo, marzo sarà il periodo perfetto per una visita alle bellezze artistiche di questa cittadina sul tacco d’Italia. L’immagine dell’anziano a Santa Maria di Leuca, è vista come una figura nuova, fresca, di anziani al passo con i tempi e che amano viaggiare, conoscere e divertirsi. Oggi numerosi soggiorni di vacanza a Santa Maria di Leuca prevedono la realizzazione di una serie di attività volte da una parte a garantire e migliorare il benessere psicofisico dell’anziano, dall’altra a favorire percorsi di socializzazione, condivisione di esperienze ed accrescimento culturale. Quando ancora non è cominciato il soffocante caldo estivo, e ancora le strade non sono affollatissime di turisti, la visita alla cittadina può avere inizio dal Santuario di Santa Maria di Leuca, conosciuto anche con il nome di Santa Maria De Finibus Terrae. L’edificio venne costruito sul luogo ove un tempo sorgeva un tempio dedicato alla dea Minerva, probabilmente nei primi anni della diffusione del Cristianesimo, in concomitanza della visita di San Pietro il quale, prima di giungere a Roma, si fermò in questi luoghi: lungo il viale che porta alla Basilica è possibile ammirare anche la Croce Pietrina, testimonianza appunto del passaggio del Santo. Nel piazzale si può vedere la colonna Mariana che risale al 1694, e fu opera di Filiberto Aierbo d’Aragona; su di essa è stata collocata una Madonnina in preghiera. Sempre nel piazzale si trova la croce monumentale in ricordo del pellegrinaggio diocesano del 21 ottobre 1901 con, ai lati quattro iscrizioni inneggianti a Cristo Redentore.

Numerose sono le leggende che aleggiano su Santa Maria di leuca, e che farà piacere ascoltare all’anziano: pare che a Santa Maria di Leuca sia approdato anche Enea oltre San Pietro: è alla sua opera di evangelizzazione che sarebbe legata la nascita del nome di Santa Maria di Leuca. Stando ad altre fonti, sempre “mitologiche”, il nome della frazione deriverebbe invece dalla sirena Leucasia, che coi suoi canti magici ammaliava i marinai.

Marzo risulterà il mese perfetto, per l’anziano che vorrà visitare la Torre Vecchia, fatta costruire nel ‘500 da Andrea Gonzaga e rinominata nell’800 Torre dell’Omomorto, un capolavoro di architettura. Certo anche il Faro situato sulla Punta Meliso , e le splendide ville di Leuca saranno da non perdere: per esempio Villa Episcopo, detta anche La Pagoda, costruita in stile orientale, è senza dubbio un affascinante meta per gli anziani; anche Villa Daniele-Romasi del 1880 apparirà bellissima: è detta La Nave per la forma che la rende appunto simile ad un’imbarcazione; infine la splendida Villa Mallacqua, in stile neogotico.

Numerosi punti informativi forniranno agli anziani tutte le informazioni utili per una scelta consapevole del soggiorno: dalla descrizione della località, alle potenzialità di una certa struttura, fino ai servizi offerti ed alle attività proposte. Per esempio, si scoprirà che grazie alle visite guidate che fin dal mese di marzo vengono organizzate, sarà possibile visitare, tra il verde della pineta,la Cascata Monumentale, opera che segna le strutture terminali dell’Acquedotto pugliese. Anche le grotte che costeggiano il litorale saranno una bella meta per gli anziani: tra esse si devono citare la Grotta Porcinara che sulle pareti reca iscrizioni a Giove, la Grotta del Diavolo situata su Punta Ristora, la Grotta delle Tre Porte e la Grotta del Drago così detta per la roccia sporgente che assomiglia alla testa di un drago.

Santa Maria di Leuca, per gli anziani in marzo è una località di forte richiamo turistico a livello internazionale, non solo per la particolarità delle acque termali della vicina Santa Cesarea Terme, ma anche per l’importante testimonianza culturale, artistica e naturalistica della cittadina e dei suoi dintorni. Di particolare interesse il centro storico.  

Santa Maria di Leuca in primavera è perfetta per coloro per i quali l’età della pensione non è altro che una seconda giovinezza o meglio, un modo diverso di essere giovani. La cittadina farà di tutto per rendere gli anziani protagonisti attivi della loro vacanza e non spettatori di un pacchetto preconfezionato. Santa Maria di Leuca, con i numerosi operatori turistici che la carattrizzano, crede moltissimo nel turismo sociale come turismo “creatore di società”, ossia aperto a tutti, non discriminante, inclusivo che poissa dare a tutti l’opportunità di accedere a una indimenticabile vacanza.

I presepi nel presepe

Numerosi borghi salentini, soprattutto nel Basso Salento, nel periodo natalizio mettono in mostra presepi: allestiti da artigiani ed artisti, in materiali poveri (terracotta, legno, cartapesta) o pregiati (legno, vetro, ceramica) su scenari ricostruiti con scrupolosa e artistica passione, con l’utilizzo esclusivo di materiali quali muschio, carta colorata e legno, i Presepi del Salento riproducono, in miniatura, il magico e sacro contesto della Natività. Tanti sono i presepi del Salento: a Vignacastrisi il Presepe Vivente, a Botrugno il presepe elettromeccanico, a Crispiano la rassegna dei  Presepi di Crispiano, a Mottola e a Faggiano un  famoso presepe vivente, a Specchia un suggestivo Presepe per le vie del borgo, a Fasano il Presepe vivente di Pezze di Greco e il Presepe di Laureto di Fasano detto La grande stella.  

Fin dall’inizio di Dicembre a Salice Salentino (LE) si potrà ammirare la XVII Edizione del Grande Presepe Artistico di Salice Salentino, arrampicato come su una montagna. Ha il sapore della tradizione, con il muschio, l’acqua che sgorga dalla fontanella e le casette che si accendono al calar della sera. Ma la particolarità di questo presepe sono proprio i personaggi, realizzati con dei pezzi di stoffa, sembrano quasi  veri. Il patrimonio architettonico ed artistico del territorio salentino nell’ambito religioso è decisamente importante e fortemente diffuso: a Salice Salentino è ampiamente e significativamente rappresentata ogni forma di insediamento  religioso (monastico, rurale, urbano), dal Medioevo all’Ottocento, espressione delle esigenze spirituali della collettività: la chiesa è infatti il luogo di tutti, in cui si manifesta il soprannaturale e in cui si può trovare rifugio. Molti santuari inoltre rappresentavano delle tappe obbligate lungo le vie dei pellegrinaggi. Non poteva mancare dunque un meraviglioso presepe. I materiali usati per la realizzazione delle case o delle strutture in genere, in questo particolare presepe, sono decisamente diversi ed occasionali: si è fatto spesso affidamento al legno, robusto e di sicuro effetto, ma anche plastica, vetro, e perchè no, anche materiale in disuso e da riciclo.

Invece a Corigliano d’Otranto (LE) il Presepe Vivente racconterà la storia della natività, una storia dalle origini antichissime; i figuranti in costume d’epoca, evocheranno magiche suggestioni.  E’ circondato dalle piante, allestito in un contesto rievocatore di magiche emozioni, il verde avvolge la capanna che è l’elemento fondamentale, a tratti povera, con il legno, a tratti impreziosita con delle colonne, quasi come un tempio. Tutt’intorno figuranti che rappresentano pastori e in lontananza le case di Betlemme. Ben nota la pluralità di caratteri contadini evidenziata persino dalla struttura morfologica del territorio, con le sue vallate che scendono parallele verso il mare: questo sarà lo scenario del presepe di Corigliano. Qui si produce un vino singolare e versatile, di grande personalità, ideale con piatti a base di pesce, ma anche con molti altri piatti della ricca tradizione gastronomica salentina, ed anche con i salumi locali. Per cui al termine della visita al magnifico presepe, si potranno gustare deliziose cenette in uno dei magnifici locali del luogo, sempre aperti per l’occasione.

Soleto (LE), anche presenta un magnifico presepe: il Presepe di Cartapesta di Santa Maria delle Grazie.  La capanna è rappresentata da una sorta di tettoia di legno, dove non mancano il bue e l’asinello. Ma il segno più sorprendente del Natale in questo presepe è l’enorme stella cometa, che avvolge tutta la  messa in scena. Questo presepe ha una lunga storia legata alla ricca tradizione dell’arte e dell’artigianato locali, quando scultori famosi si cimentarono nella creazione di statuine di cartapesta, diffondendo l’arte del presepe nel Salento.

Martano (LE) potrà essere visitata per il suo Presepe Artistico, dove ogni singola costruzione è dotata di luci interne colorate che si accendono con l’alternarsi del giorno e della notte. Particolarmente curati gli interni delle case attraverso la realizzazione di letti, lampade da tavolo, quadri, ricami, orli, lenzuola, insomma un arredamento vero e proprio. La luce dall’interno vivacizzerà e renderà visibili gli arredi delle case e delle chiese, dei castelli o delle botteghe.  

 Anche Casarano, così bello che esso stesso, come paesino, rappresenta un presepe nel presepe, presenta il suo personale allestimento natalizio: il Presepe in Vetrina. Si tratta di un presepe artigianale realizzato interamente a mano seguendo una particolare tecnica che tende a ricreare l’effetto delle vecchie costruzioni: costruito con pazienza e amore, ricostruisce in miniatura la raccolta e magica atmosfera della Natività con lo scopo di farne conoscere il fascino e il significato storico-culturale anche alle nuove generazioni.

 

Sant’Ippazio a Tiggiano

Tiggiano è una ridente e  bella cittadina che apre a sud la costa salentina. La  sabbia dorata e l’azzurro del mare dei lidi vicini costituiscono il punto di forza della cittadina in estate, e ne fanno una meta ambita per divertenti e piacevoli vacanze; ma chi veramente ama la tradizone, la cultura, la sotia, l’arte, lo sport, il riposo a contatto con la natura, i sapori autentici della cucina locale o fare shopping di qualità, sarà stupito di vedere che Tiggiano è apprezzabile soprattutto in inverno.

Tiggiano ogni anno, in gennaio, dà il benvenuto ai pellegrini, agli studiosi di tradizioni e ai tanti turisti che arriveranno in città per la festa di Sant’Ippazio: il 19 gennaio, viene reso omaggio a  Sant’Ippazio  che durante una delle sue predicazioni ricevette un calcio nel basso ventre, dopodichè gli venne teso un agguato mortale mentre si recava, a piedi, a visitare le comunità:
Siccome Sant’Ippazio venne colpito nel basso ventre, i tiggianesi hanno associato quel gesto considerandolo il Protettore dell’ernia.
Ancora oggi la processione in onore del Santo che attraversa le vie del paese, è preceduta dall’innalzamento dello “stendardo”, un’asta lunga sette metri, sormontata da una pigna di ghisa del peso di cinque chili. La suggestiva processione si conclude sul sagrato della chiesa e l’effetto è sempre molto coivolgente

Santu Pati, come viene comunemente chiamato è festeggiato con locali aperti fino a tarda serata: sono in grado di offrire un’ottima cucina, anche e soprattutto di pesce, insieme a servizi che permettono di trascorrere queste giornate di festa divertendosi. Si tratta della festa del Capodanno contadino con la quale gli agricoltori della zona festeggiano l’inizio dell’anno; è questo il periodo a partire del quale cominciano le colture agricole più importanti.
Una rinomata fiera del bestiame e dei prodotti agricoli, comincia fin dalle prime luci dell’alba, la mattina del 19 Gennaio quando vengono realizzati i semensai (detti ruddhre) del tabacco e del pomodoro,e iniziano le lavorazioni per il raccolto di olivo e vite.  La fiera si caratterizza per la vendita di due particolari prodotti e, cioè, le scìscele (giuggiole) e pestanache, un tipo di carota dolce, spesso di considerevoli dimensioni, adatta al consumo fresco: nell’ultimo decennio si è affermata infatti la “Sagra della pestanaca“,in ricordo del calcio subito dal santo, con la produzione del produttore della “pestanaca” più grossa .

Il mite clima invernale del Salento, se non si capita in giornate particolarmente piovose, permetterà lo stesso di fare belle pedalate salutari con la possibilità di fare anche delle soste per ammirare e fotografare la fauna  del posto.

 

Festa di S.Andrea a Presicce

I comuni  del Salento sono nella grande maggioranza caratterizzati da centri storici di origine medievale e moltissimi conservano ancora le mura, le porte antiche spesso anche con i torrioni. Inoltre è possibile incontrare, soprattutto in riva al mare, resti di torri di avvistamento facenti parte anticamente di sistemi difensivi organizzati dai comuni stessi. Nel territorio salentino questo patrimonio architettonico, che rispecchia nella sua ricchezza la frammentazione politica del passato, appare di particolare importanza se si unisce alle tradizioni storiche e culturali delle varie cittadine.

In particolare, Presicce ha avuto la fortuna di essere la dimora di principi e conti che hanno lasciato rilevanti tracce nel territorio, e qui una delle manifestazioni religiose più sentite e rinomate, è quella in cui si ricorda Sant’Andrea, il patrono dei pescatori, che Gesù benedisse dicendogli “Tu sarai una colonna di luce nel mio regno”. Predicò il Vangelo in Asia Minore e nella Russia meridionale e a Patrasso in Grecia subì il martirio per crocifissione, il 30 novembre dell’anno 60 d.C., appeso con funi a testa in giù, secondo una tradizione, a una croce in forma di X, quella detta poi “croce di Sant’Andrea”.  Nel 1206, le reliquie vennero trasferite in Italia ad Amalfi tranne il capo che restò a Patrasso; nel 1460 il capo dell’Apostolo venne portato da Patrasso a Roma, e nel 1964, di nuovo a Patrasso.
Uno dei monumenti più belli è la colonna di S. Andrea in piazza Villani, dove la manifestazione si svolge anno dopo anno, che testimonia la ricchezza architettonica del centro storico: è di fronte alla chiesa Madre e venne edificata nei primi anni del Settecento dalla nobile famiglia dei principi Bartilotti.
In stile barocco, è costituita da un alto fusto con capitello su cui è posizionata la statua del santoal disotto sono presenti quattro fiugure femminili che simboleggiano le quattro virtù cardinali: Prudenza, Giustizia, Fortezza e Temperanza.

Il 29 e 30 Novembre a Presicce si terrà la festa patronale, e uno dei momenti salienti sarà la partenza della processione dalla Chiesa Madre: ogni cittadina spesso elabora alcune procedure cerimoniali particolari per celebrare una ricorrenza religiosa  perchè le cerimonie rinsaldano il senso di appartenenza alla comunità religiosa e creano un senso di continuità con la tradizione passata, oltre a fornire delle occasioni di socializzazione per i membri del gruppo. La processione in onore di Sant’Andrea vede la partecipazione dell’intera comunità di Presicce, in un rito molto sentito. Le tradizioni popolari, insieme di credenze, usanze, comportamenti sociali tramandati per generazioni, sono profondamente e rapidamente cambiate con il radicale mutamento delle condizioni di vita, ma questa processione resta col suo fascino immutato nel tempo.

Altri otto comuni provenienti da tutta l’area meridionale (dal Lazio,dalla Campania,dalla Calabria), accomunati a Presicce per il culto di S. Andrea, giungeranno con delle delegazioni perchè prima che il ricco patrimonio di tradizioni legate a Sant’Andrea scompaia, si cerca di recuperare e valorizzare il senso della tradizione in questa festa.

La festa di Sant’Andrea, è anche popolare, e la fiera che la caratterizza, ne è testimone; inoltre “la notte del tamburello”, si esibiranno i tamburellisti che per giorni animano le vie di Presicce, suonando melodie salentine: lo strumento utilizzato per accompagnare il rito del ballo della taranta,tipico salentino,  è il infatti tamburello leccese, che viene suonato con una tecnica particolare, dando il ritmo di base, con la percussione e i sonagli.

Tra specialità culinarie e stand enogastronomici, la “focaredda” sarà la grande protagonista: si tratta di un immenso falò acceso per l’occasione. A Presicce, al fuoco viene ancora attribuita una funzione magica, è il mezzo con cui l’uomo esprime il suo bisogno di dominare le forze della natura ed esorcizzare l’ignoto. Da tempo immemorabile, i contadini hanno usato accendere dei falò in determinati periodi dell’anno per propiziare un’annata di buoni raccolti e scacciare i mali.

Le alture di Serra Falitte e Serra di Montesardo

Il Salento rappresenta per eccellenza una accogliente località turistica a suggello della sua vocazione di zona balneare, in cui numerose località hanno più volte ottenuto il riconoscimento di “Bandiera Blu d’Europa”.
Racchiuso nella meravigliosa cornice del mar Ionio, è il luogo ideale in cui trascorrere una vacanza serena e rilassante: le spiagge sono tranquille, protette da numerosi frangiflutti e lambite da un mare calmo e cristallino; negli stabilimenti balneari è possibile trovare parchi giochi per bambini e punti di ristoro. Le strutture ricettive sono orientate ad accogliere il turista dalle esigenze più varie: hotel e alberghi a conduzione familiare, accoglienti bed & breakfast, attrezzati campeggi e villaggi turistici.

Ciò che non tutti sanno è che il Salento possiede anche zone in altura, conosciute con il nome di “serre” o Murge salentine: è l’area delle Serre Salentine che ha  poche azone pianeggianti e quote variabili a partire dal livello del mare fino a superare anche i 200 metri con la Serra dei Cianci (201 m) nel Salento meridionale.
Da qualche anno queste zone sono state fortemente rivalutate grazie alle attività legate al commercio e al turismo delle masserie salentine, che oggi  rappresentano voci importantissime dell’economia locale.
Sulle Serre infatti ottime strutture di accoglienza offrono ai turisti di ogni età la possibilità di trascorrere piacevoli momenti di svago e di divertimento. Ultimamente si è aprlato anche dell’avvio dell’iter amministrativo per l’istituzione del “Parco rurale delle serre salentine”.

In particolare le alture di Serra Falitte e Serra di Montesardo che circondano Barbarano, sono selvagge e allo stesso tempo ben curate; rappresentano a tutt’oggi un luogo di notevole interesse storico: qui nell’antichità i pellegrini sostavano e riposavano nelle cavità sotterranee dove potevano trovare pozzi per ripulirsi e dissetarsi.
Questi territori, per la loro incontaminata bellezza,  sono già stati inseriti nella recente edizione del Catalogo Nazionale dei Paesaggi Rurali e Storici, a cura del Ministero per le Politiche Agricole.

Nelle zone circostanti sono sorti una miriade di bed&breakfast, unitamente ad agriturismi dotati di ogni  attrezzatura  per chi vuole rilassarsi, mentre chi vuole dedicarsi ai propri hobbies può praticare footing lungo i sentieri tracciati, o percorrere  in bicicletta sentieri immersi nel verde. Anche la scoperta di zone nascoste ed impervie potrà essere emozionante, infatti le pendenze qui presenti possono essere ripide o addirittura trasformarsi in scarpate.
Le serate offrono poi molti stimoli: chi preferisce un dopocena rilassante, può gustare un delizioso dolcetto tipico salentino nei numerosi locali della zona, chi invece ama la musica o il ballo può divertirsi nelle discoteche del posto. Nelle piccole valli, tra le serre, si interpongono zone pianeggianti dove si addensano numerosi centri abitati di piccole dimensioni, molto vicini gli uni agli altri. L’abitato di Barbarano del Capo sorge nella vallata fra Serra Falitte, ad ovest (alta 145 metri), e Serra di Montesardo, a est (alta 182 metri), regalando deliziose serate all’insegna del divertimento e del relax. Nell’area delle serre salentine, rientrano anche i comuni di Casarano, Collepasso, Galatone, Matino, Neviano, Parabita, Ruffano, Sannicola, Seclì, Supersano e Tuglie.

Il mese di Ottbre rappresenta il mese ideale per vivere una vacanza in queste zone: le infinite distese di oliveti che si vedono dalla cima di queste alture saranno uno spettacolo splendido. Infatti le serre del versante orientale scendono direttamente a mare sul tratto di costa tra Otranto e il capo di Leuca, ma le Serre della sezione mediana sono caratterizzate da numerosi terrazzamenti per le coltivazioni agricole. L’intero Salento tende oggi a valorizzare sempre più le tipicità di una zona come quella di Serra Falitte e Serra di Montesardo, tuttora incontaminata e da sempre ricca di bellezze naturali. Senza dimenticare il desiderio dei salentini di chiudere il cerchio delle nuove istituzioni di parchi e riserve protette in grado di tutelare e preservare l’ambiente salentino e le sue ricchezze naturali, garantendo al Salento l’integrità, la cura, la valorizzazione e la continuità del suo tesoro più grande.
L’iniziativa di un parco tra Serra Falitte e Serra di Montesardo potrebbe avere anche un ritorno in termini economici,  potendo inserirlo in un percorso turistico-ambientale attrezzato, per essere poi adeguatamente sostenuto a livello di promozione turistica.

La Torre Capece presente nella zona di  Serra Falitte e Serra di Montesardo è un bellissimo e suggestivo luogo dove numerosi turisti apprezzano oltre che la bellezza naturale del luogo, anche la gastronomia legata alle tradizioni culinarie del Salento e l’intera zona delle Serre ha saputo trasferire sulla tavola i prodotti offerti dalla campagna trasformandoli in piatti squisiti. Nati come piatti poveri in quanto piatti abituale nelle giornate di lavoro in campagna di un tempo, oggi sono stati arricchiti dall’aggiunta di  tocchi di maestria, e sapintemente aromatizzati per essere gustati davanti a panorami stupendi, con uno dei buoni vini locali.

Una settimana a Torre Vado: visita ai Menhir

Il territorio intorno a Torre Vado offre un’armoniosa diversità paesaggistica: mare, campagna e pianura sono in elegante continuità, conferendo una silenziosa ed appagante visione ai turisti. Il mare, dal punto di vista turistico, è uno degli aspetti più interessanti: vari chilometri di costa caratterizzata da spiagge per lo più sabbiose, fondali poco profondi e una buona qualità delle acque. La qualità delle acque e dei servizi connessi alla balneazione a Torre Vado sono garantiti dall’assegnazione della Bandiera Blu che avviene costantemente da diversi anni ormai.

I magnifici menhir in Puglia sono disseminati dappertutto: a Modugno, Bari, ne sono presenti almeno due, mentre a Terlizzi ci sono tre menhir allineati, il più conosciuto è il Menhir della Via Appia. Nei pressi di Otranto se ne contano addirittura più di 15, a Martano c’è il più alto menhir d’Italia, il “Menhir de Santu Totaru”, che supera i 5 metri d’altezza.
Concepiti in età neolitica, questa specie di santuari ha avuto un grande sviluppo in Europa occidentale; la civiltà dei megaliti, le grandi pietre, si diffuse in Europa a partire dal V millennio perdurando in varie forme fino all’età del Ferro.
La ridotta dimensione demografica dei vari comuni attorno a Torre Vado, permette di instaurare un
rapporto  quasi familiare tra istituzioni e turisti, consentendo l’organizzazione di efficienti servizi, accanto alla salvaguardia di un patrimonio inestimabile. I menhir così risultano facilmente raggiungibili.
I menhir del Salento furono, nel medioevo, cristianizzati incidendo sulla pietra delle croci; si tratta di   sostanzialmente di megaliti monolitici che potevano raggiungere anche più di venti metri di altezza.
I Menhir del Salento sono la testimonianza di antiche religioni incentrate sul culto dei morti e della fertilità: la pietra, infatti, diviene simbolo di incorruttibilità e immortalità. Si pensava che nella pietra, trasmigrasse l’anima degli antenati dopo la morte acquistando in tal modo una nuova vitalità.
Le strutture megalitiche realizzate per l’esercizio di questi culti sono di varie tipologie, ma i grandi menhir isolati del Salento, sono senz’ombra di dubbio i più suggestivi.

In ogni stagione, ogni sera, è impossibile annoiarsi per chi soggiorna nei pressi di Torre Vado e vuol “vivere“ appieno  il proprio tempo. A parte i ricchi cartelloni teatrali, spettacoli musicali e di danza che trovano spazio nei teatri storici e anche in luoghi inusuali come fabbriche dismesse, porti turistici, chiese; a parte anche discoteche, balere, bar, stabilimenti balneari; a parte  fiere, sagre e mostre, con un susseguirsi di eventi per ogni  gusto e per tutte le età… vengono organizzate visite guidate e non verso i magnifici menhir.
Nel mese di settembre, un po’ lontano dalla gran calca dell’estate, fare un salto all’indietro nella storia in questi luoghi è facile, grazie al carattere aperto dei salentini, sempre disponibili e ospitali.

Per la loro conformazione, l’urbanistica, l’architettura, tutti i comuni  attorno a Torre Vado possono classificarsi come città d’arte. Il fascino particolare di queste cittadine quasi tutte strutturate nelle campagne, è dovuto alla posizione, all’uso del  mattone a faccia vista, ai dolmen e ai menhir, e ai paesaggi magnifici che le circondano. I dolmen sono semplicemente pietre assemblate a forma di porta, dal significato oscuro; ma ciò che più affascina il turista sono senza ombra di dubbio i menhir delle campagne salentine. Tra le  varie ricchezze che il Salento può offrire al “viaggiatore attento” c’è sicuramente la campagna coi menhir, che, con tutte le implicazioni relative alla civiltà contadina, rappresenta ancor oggi la  vera identità di questa terra. La campagna, ancora molto ben tenuta, è inoltre un elemento paesaggistico di grande valore: panorami tra valli e oliveti, forme, colori, “sovraumani silenzi”, variano ogni giorno a seconda della  stagione, del lavoro contadino e delle coltivazioni. A Settembre poi, lo spettacolo è unico tra i vigneti in vendemmia, con tante occasioni per gustare i prodotti tipici del territorio e scoprire le antiche tradizioni contadine.

La consapevolezza di avere questo grande patrimonio ha convinto diversi imprenditori agricoli a creare e a dare ospitalità turistica in tutte le sue varie forme: villaggi, B&B, agriturismo e centri benessere, in modo tale che si possa apprezzare al meglio tutto il territorio salentino, e trascorrere serenamente una settimana di settembre.
Vino, olio, salumi, formaggi, carni nostrane, pesce, frutta e verdura, cereali, miele, marmellate, pane e dolci sono prodotti del territorio che si possono gustare nelle masserie nei dintorni di Torre Vado, o acquistare direttamente nelle aziende produttrici che sono diffuse su tutto il territorio. Si tratta spesso di aziende di piccole dimensioni,  dove il lavoro è organizzato a livello familiare ed è caratterizzato da bellezze di pietra che hanno scritto la storia, e da una grande passione per il lavoro in campagna e per i prodotti che se ne ricavano.

 

La Festa di San Lorenzo

La dimensione marittima costituisce per il Salento un elemento in primo luogo di identità culturale, che storicamente ha proiettato il territorio costiero e le comunità residenti verso il Mediterraneo ed il suo complesso sistema di relazioni.
Sempre più numerosi sono i turisti, che arrivano da ogni parte d’Italia: oggi si viaggia anche per visitare paesini mai visti che sanno nascondere arte e cultura ma anche, e soprattutto, si visitano le feste e le sagre in cui ammirare fedi e devozioni particolari e in cui gustare le specialità culinarie del luogo.
Barbarano è una ridente località Salentina nota per la sua selvaggia bellezza da scoprire poco a poco, con una fitta macchia mediterranea che circonda le campagne adiacenti, e lunghespiagge assolate e sabbiose, alle marine.
Le acque dello Ionio calme e limpide ogni anno sanno sempre conquistare un numero maggiore di turisti.

La piccolissima Barbarano, è l’unico comune salentino a celebrare San Lorenzo il 10 Agosto, il santo delle Stelle Cadenti, il protettore. Numerosi i turisti che accorrono in questa cittadina deliziosa che può essere ancora ulteriormente valorizzata,e che offre prospettive di integrazione con altre Regioni, italiane e non.

San Lorenzo protegge bibliotecari, cuochi, librai, pasticceri, vermicellai, pompieri, rosticceri e lavoratori del vetro, anche se poco si sa della sua vita e dei suoi miracoli.
San Lorenzo era originario della Spagna e a Saragozza conobbe il futuro papa Sisto II, colquale si trasferì a Roma. Nel 257 Sisto fu eletto vescovo di Roma, e affidò a Lorenzo il compito di arcidiacono, cioè di responsabile delle attività caritative nella diocesi di Roma. Ma nel 258 l’imperatore Valeriano ordinò che tutti i vescovi, presbiteri e diaconi dovevano essere messi a morte: sorpreso mentre celebrava l’eucaristia nelle catacombe di San Callisto, papa Sisto II fu ucciso il 6 agosto e quattro giorni dopo fu la volta di Lorenzo, che aveva 33 anni.

La notte del 10 agosto, vede scientificamente il passaggio, all’interno dell’orbita visiva terrestre, degli asteroidi della costellazione Perseo, ma per la cittadina di Barbarano, così come accade in numerose altre località, questa notte è dedicata al martirio di San Lorenzo.
Dal III secolo è sepolto nell’omonima basilica a Roma, e le stelle cadenti, secondo un’antica credenza a Barbarano, sono le lacrime versate dal santo durante il suo supplizio, che vagano eternamente nei cieli, e scendono sulla terra solo il giorno in cui Lorenzo morì, creando un’atmosfera magica e carica di speranza.
In questa notte, infatti, si crede si possano avverare i desideri di tutti coloro che si soffermino a ricordare il dolore di San Lorenzo.

La comunità religiosa di Barbarano, durante il pomeriggio organizza una suggestiva e sentita processione, che vede la partecipazione di numerosi fedeli.La processione possiede un suo cerimoniale rigido sia nella disposizione, sia nel percorso da seguire, il quale si ripete sempre identico dagli antichissimi tempi e ricalca perfettamente l’antico circuito perimetrale della primitiva città.
La statua del santo è seguita da figure religiose e da una moltitudine di musicisti con trombe, tromboni, timpani, oboé, viole, violini ed altri strumenti a corde. Poi viene il popolo che con devozione e rispetto segue il santo fino a sera inoltrata, quando il cielo si riempie di stelle e quando la statua verrà ricondotta nella chiesa Madre di San Lorenzo, da dove è partita.
La Chiesa Madre di San Lorenzo risale alla metà del XVI secolo; una nuova struttura venne innalzata nel 1548 e venne costruita al di fuori del centro, nei pressi della torre fortificata per essere meglio difesa.
La chiesa è molto suggestiva, con le navate laterali nate dall’unione delle cappelle seicentesche e settecentesche e gli altari in stile barocco dedicati a San Lorenzo, alla Madonna del Rosario, alla Madonna Immacolata e a San Francesco d’Assisi.
L’altare di San Lorenzo è di patronato dalla famiglia Capece ed è sormontato da una grande tela del pittore Fra Angelo da Copertino.
Nella tradizione popolare di Barbarano, le stelle del 10 agosto sono anche chiamate fuochi di San Lorenzo, poiché ricordano le scintille provenienti dalla graticola infuocata su cui fu ucciso il martire, poi volate in cielo. Anche se in realtà San Lorenzo non morì bruciato, ma decapitato, nell’immaginario popolare l’idea dei lapilli volati in cielo ha preso piede .

La festa di San Lorenzo a Barbarano, è inserita nella realtà rurale del territorio già da diversi anni, portando allegria per le strade del borgo, con le sue degustazioni gastronomiche che esaltano la tradizione culinaria salentina, con particolare riguardo alla puccia, morbida pagnotta cotta in forno a legna, tagliata a metà e farcita con succulenti prelibatezze, e sempre accompagnata dal vino delle terre del luogo.  Per quanto riguarda i dolci, il pasticciotto, dolce salentino per eccellenza, è una squisita pasta frolla ripiena di crema pasticcera, mentre il fruttone è una sua variante con ripieno di pezzettini di confettura di melacotogne, pasta di mandorla sbriciolata, canditi e albume, poi ricoperto con glassa di cioccolato fondente. Non si potrà dunque rinunciare alle innumerevoli prelibatezze che stuzzicheranno la golosità, dolci o salate, apparecchiate su appositi stand lungo le vie del paese. La tradizione di Barbarano in cucina è rinomata e lascia in tutti un piacevole ricordo.
Negli ultimi anni le feste e le sagre in Puglia hanno avuto un tale aumento di interesse da creare un vero e proprio nuovo settore di turismo, quello enogastronomico: partecipare alla festa di San Lorenzo, costituisce una magnifica opportunità per visitare i luoghi più belli del pittoresco borgo salentino, e offre la possibilità assistere a diversi spettacoli e concerti musicali.

Sagra delle 10 P a Barbarano

Il pullulare oramai giornaliero di fiere, mostre, eventi e quant’altro, che parlino di gastronomia, ormai non fa più notizia; ma la “Sagra delle 10 P” a Barbarano del Capo, nel cuore del Salento, resta una delle più attese della stagione estiva. Il nome deriva da un antico detto: “Parole Poco Pensate Portano Pena, Perciò Prima Pensate Poi Parlate”, in uso a Morciano di leuca e nei paesi limitrofi .
L’antica saggezza del popolo salentino, ancora una volta insegna che sebbene sia normale che ci siano dei disaccordi, le emozioni possono portare a fare o dire cose di cui ci si potrebbe pentire: riflettere prima di reagire, può aiutare sempre ogni persona a calmarsi e trovare il modo di esprimere i propri sentimenti in modo positivo. Le “10 P” invitano infatti a provare a mettersi nei panni dell’altra persona, a immaginare di essere la persona che sta per ascoltare le parole.
Allora Barbarano dedica una sagra intera all’invito a prendersi una pausa quando si sta per dire qualcosa di negativo o di offensivo, a  fare un passo indietro.

E indietro nel tempo sembra si corra ogni anno il 26 Luglio quando ha inizio la festa, che si potrae per due giorni di seguito all’ombra della Torre Capece, ricordando antichi odori e dimenticati sapori: la sagra è all’insegna dell’enogastronomia e al di là del giudizio che se ne possa dare, cioè della riuscita o meno, ogni anno essa si rivela un boomerang per l’economia della cittadina, piuttosto che una semplice vetrina per farsi notare dal consumatore finale.
Barbarano infatti da vari anni è un luogo tristicamente rinomato: si organizzano circuiti del Salento ed escursioni in campagna con guida,alla scoperta delle affascinanti vore.
La cittadina, considerata fin dai tempi antichi la più bella del Salento,lascerà un ricordo indimenticabile.


Bellissimi i contrasti: oliveti e vigneti, spiagge tropicali e campagne sconfinate, torrenti e vore, villaggi arroccati dove il tempo sembra essersi fermato e paesini moderni, rendono quest’angolo del Salento segreto e misterioso.
Selvaggio e lussureggiante all’interno, questo luogo del Salento possiede svariati chilometri di coste con acqua azzurra e turchese, spiagge di sabbia bianca, golfi profondissimi di roccia, cale, calette, lagune con alle spalle una macchia mediterranea verdissima dai mille profumi.

In piazza Berlinguer, si alterneranno musica dal vivo, pizzica e buon vino che accompagneranno i partecipanti attraverso un percorso di gusti e colori, con i piatti tipici e antiche ricette salentine, come quell a base di pesce degli  degli spaghetti al sugo di granchi, dei risotti ai frutti mare,  dagli spaghetti alle cozze; si potranno gustare le tradizionali orecchiette con la ricotta forte   o il “purpu stana” cioè il polpo lesso con olio e limone, oppure fritto, le cozze gratinate, gli arrosti di lutrini e saraghi, la scapèce, un piatto a base di pesciolini fritti bagnati con aceto e conservati tra strati di pane grattato e spolverati di zafferano.
Antiche sono anche le radici di Barbarano del Capo, che sono da ricondurre alla distruzione della città di Vereto da parte dei saraceni nel IX secolo.
Nel 1297 il feudo fu ceduto agli Antoglietta i quali rimasero fino al 1350; ad essi succedettero i D’Aquino e i Nontolio. Nel 1442 ritornarono i Capece che ne detennero il controllo sino al 1806. Accorpato in un primo momento al comune di Salve, il paese divenne frazione di Morciano di Leuca nel 1894.
Questo e molto altro si potrà leggere nelle mura del Santuario di Santa Maria di Leuca del Belvedere, che si dovrà assolutamente visitare durante la permanenza a Barbarano in occasione della sagra.

 

Cristallino, trasparente, lo splendido mare di Torre Vado

La dimensione marittima, costituisce per il Salento un elemento in primo luogo di identità culturale, che storicamente ha proiettato il territorio costiero e le comunità residenti verso il Mediterraneo ed il suo complesso sistema di relazioni.
Uno dei centri balneari più importanti del Salento, Torre Vado, accoglie fin dal mese di giugno i turisti con la sua bella e ampia spiaggia di sabbia dorata e il mare cristallino da dove si gode un magnifico panorama sul mar Ionio.

Oltre ai numerosi negozi, ristoranti, locali notturni, creperie, discoteche, offre la possibilità di praticare numerosi sport: equitazione, minigolf, e sul mare anche sci nautico, windsurf, senza dimenticare escursioni inbarca a vela verso la vicina Santa Maria di Leuca: in questo viaggio, gli splendidi fondali del mare cristallino, regaleranno splendide grotte sommerse, pareti a picco nel mare, particolare fauna marina, praterie di posidonia, formazioni di coralligeno.
Non bisogna dimenticare che questa è anche zona di numerosi relitti sommersi, antichi e moderni, con anfore, tesori preziosi, oro e reperti di grande valore archeologico e artistico.

Grazie alla sua posizione strategica, lasciando lo splendido mare per un attimo,  si possono effettuare visite nell’entroterra dove si sente il sentimento, la passione e l’amore per le belle cose come i numerosi frantoi ipogei sparsi nel territorio, e la suggestiva Chiesa Madre, dedicata a San Giovanni Elemosiniere; gli incantevoli paesini all’estremo tacco d’Italia, permettono di passeggiare tra i vicoli stretti e tortuosi, dove la vista è soddisfatta dalla visione all’orizzonte dei campi e delle vigne profumate, che possono diventare anche opportunità di sviluppo: basti pensare ai meravigliosi oliveti, oppure alle splendide masserie o alla trasparenza delle acque, o ai nuovi traffici commerciali dovuti alla presenza sempre più numerosa di persone.

Torre Vado inoltre, grazie alla vicinanza con le più importanti arterie di comunicazione,  permetterà un percorso in una regione incantata, con incursioni nella storia e nelle tradizioni, che sempre dal mare hanno avuto origine: la Torre Saracena di Torre Vado, accanto all’ala di pesca del porticciolo, sarà solo l’inizio accanto al mare del “viaggio” nella storia; situata i prossimità della spiaggia, faceva parte di un sistema difensivo messo a punto per proteggere il territorio ed i suoi abitanti dalle scorribande dei pirati; venne eretta ad una distanza tale dalle altri torri sul mar Ionio, da consentire la comunicazione fra di esse.

Il bacino dello Ionio rappresenta oggi per Torre Vado l’orizzonte di riferimento per la risoluzione di problemi che si pongono in una dimensione interregionale, e per la costruzione delle relative politiche di intervento, prima fra tutte la destagionalizzazione delle vacanze estive; politiche che devono vedere la partecipazione di tutte le realtà territoriali coinvolte, in un quadro d’azione collettiva condiviso.